la paura del nuovo

Ancora su Assignment3

(arrivo, a spizzichi e bocconi, ma arrivo. E no, non ho paura di dire delle banalità)

Oh, se fa paura cambiare, a tutti noi, e quanto siamo resistenti ai cambiamenti, specialmente se ci vengono imposti! A ben pensarci i cambiamenti sono sempre imposti dall’esterno. La vita va avanti, “il mondo è andato avanti” come direbbe Stephen King. E’ alquanto evidente che sarebbe assai più opportuno e produttivo adeguarsi ai cambiamenti piuttosto che cercare di schivarli.

Poi ci sono casi particolari.

Docenti anziani del Dams che ammettono candidamente di odiare “il computer” e preparano le lezioni con una vecchia macchina per scrivere e un altrettanto longevo proiettore analogico per diapositive, impiegando probabilmente il triplo del tempo, per esempio.
Ancorati a una didattica tradizionale, come cozze a uno scoglio.

E noi, quanto ci sentiamo cozze e quanto lo siamo effettivamente?

Da un lato la cozza, dall’altro Ulisse, via, verso nuove scoperte e orizzonti!

Non si potrebbe trovare una via di mezzo, o è troppo falsamente rassicurante anche l’idea del giusto mezzo, e quindi “cozzesca”?

Siamo cozze occulte mascherate da amanti del nuovo?

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2 Responses to “la paura del nuovo”

  1. “I can’t understand why people are frightened of new ideas. I’m frightened of the old ones”. (John Cage)

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