Ancora sulla paura del nuovo – In limine

Su Connessioni scrive Andreas “Il percorso che stiamo facendo è ispirato da questa consapevolezza. Inutile puntare i piedi. Chi lo fa è un uomo morto.”

E allora dobbiamo sforzarci di uscire da un hortus conclusus di conoscenze e abitudini e pregiudizi che ci tiene ingabbiati in una rete poco sana e poco funzionale se non addirittura controproducente per noi. Liberiamoci le spalle da pesi inutili e avanziamo con più fiducia in noi stessi e negli altri, nel futuro.

Godi se il vento ch’entra nel pomario
vi rimena l’ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquiario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell’eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall’erto muro.
Se procedi t’imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ho pregato, – ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

(Eugenio Montale, In limine da Ossi di seppia, 1925)

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One Comment to “Ancora sulla paura del nuovo – In limine”

  1. Una interpretazione singolare e da tenere in conto: la poesia non come una via di fuga o di evasione dalla realtà, ma come qualcosa da cercare, come una “maglia rotta nella rete”. La trasgressione non codificabile e che salva (secondo me).

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