I capolavori della scuola ferrarese del Quattrocento*

Cosmè Tura e Francesco del Cossa – L’arte a Ferrara nell’età di Borso d’Este, Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia, Ferrara, dal 23 settembre al 6 gennaio 2008.

Ritratto d’uomo (circa 1472-73) Francesco del Cossa

Ritratto d’uomo (circa 1472-73) Francesco del Cossa

Più che una esposizione sulla cultura di corte dell’epoca, o politica delle immagini, questo percorso museale vuole essere una chiave d’accesso nell’esplorare e definire uno stile: un nuovo linguaggio artistico che viene elaborato a Ferrara intorno alla metà del XV secolo.

Le opere esposte sono state selezionate, oltre che per il loro legame puramente storico con Ferrara, in base a criteri di confronto sia per consentire allo spettatore un approccio in grado di ricostruire quali siano state le dinamiche di sviluppo dei modelli figurativi, sia per sottolineare la felicità di alcune scelte espressive. Ad un altro livello interpretativo il visitatore troverà una matrice comune fortemente caratterizzante tutti i linguaggi artistici del periodo; per tale motivo tra gli oltre 150 oggetti esposti sono presenti anche medaglie, codici miniati, sculture, incisioni per tarocchi, vetrate, reliquiari, disegni, lavori di oreficeria e tessuti aventi l’obiettivo di evocare la ricchezza e la complessità della produzione artistica di quel tempo.

Durante la signoria estense il mecenatismo non  conosce limiti per qualità e quantità di iniziative, che sono tali da portare la città a guadagnare la reputazione di capitale del Rinascimento.

Leonello d’Este è un raffinato studioso umanista e collezionista che nel corso del suo – pur breve – regno fa  di Ferrara un centro di cultura cosmopolita, convocando a palazzo sia letterati sia famosi maestri delle arti visive dell’epoca tra cui  Pisanello, Jacopo Bellini, Piero della Francesca, Andrea Mantegna e il fiammingo Rogier van der Weyden, che influenzeranno in modo indelebile la cosiddetta “Officina ferrarese”.

Su tali basi infatti prenderà corpo una scuola pittorica locale provvista di un’identità ben definita conferitale da Cosmé Tura (1430-1495 ca.), da Francesco del Cossa (1436 ca.- 1478) e da Ercole de’ Roberti (1451 ca.- 1496).

Alla prematura scomparsa di Leonello gli succede il fratello Borso, il quale è certo un uomo istruito ma non un intellettuale. Egli preferisce la letteratura francese cavalleresca al latino, ma senza dubbio ben comprende l’importanza dell’uso dell’immagine nel promuovere la propria politica e sé stesso, servendosi dell’arte per esaltare la grandezza della sua figura di principe. Ciò era comune nel modus operandi dei Signori dell’epoca, ma con Borso il gusto dello sfarzo, del lusso, dell’ostentazione, raggiunge livelli quasi parossistici. Anche le cosiddette arti “minori” (miniatura, decorazione, arazzeria, ricamo) rivestono per l’estense un ruolo particolare, poiché anch’esse producono oggetti preziosi che egli può agevolmente maneggiare ed esibire a testimonianza della propria potenza.

Cosmè Tura, Madonna col Bambino in un giardino, 1455 ca. tempera e olio su tavola, cm 53,5 x 36,2 Washington, National Gallery of Art

Cosmè Tura, Madonna col Bambino in un giardino, 1455 ca. tempera e olio su tavola, cm 53,5 x 36,2 Washington, National Gallery of Art

Cosimo Tura detto Cosmè diventa l’artista ufficiale di corte e in quanto tale si occupa non solo delle grandi opere, ma anche di lavori meno conosciuti nei quali si esplica la sua poliedricità, quali i disegni per le bardature dei cavalli. Il suo rapporto con i miniatori e il suo interesse nei loro confronti è evidente in una delle sue opere, la Madonna col Bambino in un giardino (ca 1453). Egli si fa così interprete per eccellenza dello stile “ornato e profano” prediletto da Borso, consistente nell’”adornare de oro e de boni coluri” e basato sui contrasti cromatici e sull’attenzione esasperata per il particolare. I suoi personaggi hanno tortuosità formali e psicologiche, come il suo San Sebastiano (1460-65).

Francesco del Cossa, ferrarese, “pittore quasi obbliato in patria perché vivuto molto in Bologna” si differenzia da Tura nella maggiore pacatezza e duttilità espressiva, mentre gli somiglia nella corretta distribuzione dello spazio e nell’intonazione brunita della tempera. Forse aspira al ruolo di pittore di corte, al quale tuttavia non verrà mai elevato. Famosa una sua lettera a Borso nella quale si rammarica di venire ricompensato come un garzone di bottega e come non venga riconosciuto adeguatamente (dal punto di vista economico) dal principe il suo apporto fondamentale al Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, un’opera ciclica monumentale il cui scopo è la celebrazione del buon governo del principe sotto l’egida degli astri, realizzata da del Cossa ed altri artisti di cui non sono tramandati i nomi. Del Cossa progetta e dipinge gli affreschi dei mesi di Marzo, Aprile e Maggio, parte integrante dell’esposizione e reduci da una lunga operazione di restauro. Notevole il suo Ritratto d’uomo (circa 1472-73) la cui effige è usata come copertina del catalogo (a cura di Mauro Natale, ed. Ferrara Arte, prezzo speciale durante la mostra € 35,00 al bookshop di Palazzo dei Diamanti, € 58,00 se acquistato in altre librerie) e sul materiale promozionale della mostra.

Allegory of May: Triumph of Apollo ( )

Trionfo di Apollo

various Ferrarese artist Allegory of April Fre...

Allegoria di Aprile (particolare)

*Vecchio post del vecchio blog
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