Esportare/importare blog tra piattaforme diverse

"Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?"

Come si importa il contenuto di un blog da una piattaforma ad un’altra? Piccola guida-tutorial.

Non conosco bene Blogger (tutti dicono che sia più friendly di WordPress; io so solo che a primo acchito ho trovato più sintonia con il secondo) quindi ne ho approfittato per pasticciarci un po’.

Dopotutto i backup non sono mai troppi.

Da WordPress a WordPress

Prima di tutto ho voluto provare ad importare i dati di questo stesso blog su un altro blog WP. Per quanto possa sembrare un’operazione inutile potrebbe verificarsi il caso di dover migrare su un altro server con la stessa piattaforma, ad esempio nel caso volessimo avere un nostro dominio. Quindi tramite la procedura Bacheca/Strumenti/Esporta ho creato un file .xml che poi ho importato in un secondo blog WP. Ho ricevuto una email da wordpress.com che mi avvisava del buon esito dell’operazione, dopo pochi minuti. Il nuovo blog è una fotocopia perfetta del primo, immagini, commenti e piccoli particolari compresi, solo con un altro template.

Da Iobloggo a WordPress

Iobloggo.com è un ISP italiano che offre anche un servizio di piattaforma per blog gratuita, sulla quale ho un vecchio blog che non ho aggiornato per anni, tuttavia avendone di recente recuperato i dati di accesso (anche grazie all’intervento di un servizio assistenza molto puntuale e gentile) ho pensato di riversarne il contenuto su WP.

Iobloggo ha un menu di import/export ma l’operazione si esplica solo in formato .csv oppure .html. E’ probabile che con un po’ di tempo e di pazienza si trovi il modo di importare uno di questi due formati su WP, trasformando l’html in xml, per esempio, però leggo su iobloggo che a causa della massiccia emigrazione da Splinder.com in atto in questo periodo è in corso l’implementazione di una funzione di importazione dati in formato xml, che saranno presto supportati.

EDIT: Ora è possibile esportare da Iobloggo in formato Atom XML ed anche in formato WordPress XML (wxr).

Iobloggo potrebbe, perché no, rappresentare una valida alternativa al “duopolio” WP e Blogger.

Da WordPress a Blogger

Dopo aver aperto un nuovo blog su Blogger cittadinidigitali.blogspot.com ed esultato per aver trovato libero un indirizzo così bello (mi serve anche per un progetto che ho in mente), vado su Impostazioni/Generale/Strumenti del blog dove tra le prime voci si trova Importa blog. Si tratta naturalmente di selezionare il file xml precedentemente preparato e attendere che sia caricato dal sistema, ma così facendo si ottiene un messaggio di errore, codice bX-z9vkvi. Una veloce ricerca con Google rimanda solo a messaggi di utenti che pongono lo stesso quesito senza risposta, e neppure questa che sarebbe la pagina ufficiale della guida mi chiarisce la natura dell’errore. Trovo invece utile questa breve guida – nonostante risalga a un paio di anni fa – nella quale si accenna a una incompatibilità nel file xml con il formato richiesto da Blogger (che sarebbe il caso di controllare, magari in altra occasione) e vi si trova un convertitore online a cui mandiamo il file xml e lo riceviamo misteriosamente “convertito”, pronto per essere importato su blogger.

Un’ultima precisazione: blogger al momento dell’immissione nel sistema del nostro file ci chiede se vogliamo pubblicare tutti i post importati automaticamente. La mia è solo una prova e infatti ho impostato come non visibili al pubblico i nuovi post trasferiti, ma credo che se si spunta la casella vengano pubblicate anche eventuali bozze presenti tra i post che stiamo traghettando. Quindi forse è meglio pubblicarli uno per uno, tempo permettendo.

Da Splinder a WordPress

Splinder ha confermato la chiusura del servizio di blog entro gennaio 2012 obbligando moltissimi utenti a migrare verso altri lidi, ma, pare, fornendo delle indicazioni per l’esportazione poco chiare o non valide.

Se volete importare il vostro blog su WP, Viviana ha descritto e testato una procedura funzionante che si trova qui http://cazzeggiolibero.wordpress.com/info/ (grazie a Mariaserena  per il suggerimento).

Aggiornamento 9/1/2012: WordPress.com ha implementato un procedimento di importazione da Splinder. Istruzioni:

Splinder Importer Now Available

Da Splinder a Blogger

Aggiornamento 27/01/2012: Google ha creato un tool per la migrazione da Splinder a Blogger. Istruzioni:

Importa il tuo blog Splinder in Blogger (solo per utenti Windows)

(E’ bello sapere di non dovere fare “i compiti” della blogoclasse. Si parlava di cambiare, appunto. Razzolare bene!)

 Immagine : http://www.quicampania.it/toto/per-andare-dove-dobbiamo-andare.html
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18 commenti to “Esportare/importare blog tra piattaforme diverse”

  1. Ciao, anche io ho trasferito il blog che avevo su Splinder. Certo che sono stati proprio bei tempi!
    Ho trovato anche un altro modo per trasferire i blog in modo semplice e che consiglio se vuoi ampliare il post. Si tratta di Daonews una piattaforma di social-blogging su base WordPress. A questo link ho trovato la procedura spiegata nei dettagli e con un’ottima assistenza personale: http://www.daonews.com/importare-blog-da-splinder-a-daonews-via-xml/

  2. @ Roberta: eh sì sono simpatici quelli di Iobloggo. Ho ritrovato una vecchia puntatata di TamTam (una trasmissione brevissima dell’Associazione di diritto informatico della Svizzera italiana che andava sulle onde di 2 radio private ticinesi) con un’intervista a Valentina Marrale che gestiva il forum d’aiuto di Iobloggo: riascoltabile da adisi.ch/tamtam/puntate/2006/ref_punt_07_marrale_iobloggo.html. Valentina vi diceva che iobloggo è stata creata nel 2004 da utenti insoddisfatti di Splinder…

  3. @Claude, Roberta e amici che passano: en passant, sperando di non disturbare, e fidando nel vostro buon cuore natalizio, faccio una domandina semplice semplice a chi sa usare WordPress (io sono molto principiante): non riesco a modificare la dimensione dei caratteri nei post che scrivo. Qualcuno mi dice che dipende dal template che ho scelto (ma modificando non ho visto cambiamenti) altri mi dicono che nella barra in alto a sinistra della pagina dove si scrive c’è il menu apposito, però mi cambia lo stile (paragraph, adess, heading 1, 2, ecc) e non la dimensione.
    C’è una soluzione?
    Grazie comunque

  4. Ho solo un vecchissimo blog splinder di pochi post, del 2006: una prova della possibilità teorico di streamare i post scritti su un blog iobloggo.com (1) in post di un blog Splinder. Ma all’arrivo Splinder maciullava il codice di brutto, aggiungendo dei backslash (\) sotto tutte le virgolette, comprese quelle del codice, il ché ovviamente rovinava tutti i link, quindi avevo lasciato perdere. E di conseguenza il sedicente file XML di esportazione di quel blog Splinder è altrettanto incasinato, al punto che TextEdit rifiuta di aprirlo, anche se Opera accetta, però con risultato troppo penoso per dedicarvi una cattura di schermo. Allora ho salvato le due misere pagine di questo aborto di blog con Webcite: http://www.webcitation.org/643jrmVfH e http://www.webcitation.org/643lhLtMs.

    Però come mai il software Splinder, nel 2006, non era capace di importare correttamente i post di iobloggo.com? Già nel 2002, il Digital Divide Network consentiva ai partecipanti di importare pulitamente – via RSS feed, appunto – nel proprio blog DDN qualsiasi altro blog. E a marzo 2004, quando, con quelli dell’associazione adisi.ch, avevamo deciso di trasferire adisi.blogspot.com su adisi.livejournal.com , l’avevo fatto rozzissimamente, copiando tutta la pagina dell’archivio di un intero mese alla volta e incollandolo in un unico post, retrodatato al 1° di quel mese. Certo, questo aveva prodotto alcune schleppe di codice errato, ma nel complesso, il risultato era molto migliore del trasferimento iobloggo -> splinder nel 2006.

    In realtà, non sarebbe stato necessario quel brutale copia-incolla: l’Internet Archive ha salvato diverse copie di adisi.blogspot.com (ad es. questa del 2 dicembre 2004). Però al momento del trasferimento non potevamo essere sicuri che avrebbe archiviato anche gli ultimi post.

    Purtroppo non c’è nemmeno questa speranza di una copia internet archive per i blog splinder: ho provato con alcuni, e la pagina Internet Archive dice sempre:

    Page cannot be crawled or displayed due to robots.txt.
    See xxxxx.splinder.com robots.txt page. Learn more about robots.txt.

    Perché diamine quelli di Splinder inserivano questo robots.txt molto generico:

    User-agent: *
    Disallow: /

    -nei nostri blog? un tobots.txt che impedisce l’archiviazione di Internet Archive, ma non blocca manco con Webcite – vedi sopra.

    Basta con le beghe Splinder. Passiamo a WordPress: un tempo ero co-editrice di <a href="http://etcjournal.com"ETCjournal.com, un blog WordPress, e per sicurezza, ogni tanto ne salvavo un archivio. Ne ho ritrovato uno che pensavo di usare per il (non) compito. Sorpresa sorpresa, quando l’ho aperto, iniziava con (subito dopo la roba sul codice usato):

    <!– This is a WordPress eXtended RSS file generated by WordPress as an export of your blog. –>
    <!– It contains information about your blog’s posts, comments, and categories. –>
    <!– You may use this file to transfer that content from one site to another. –>
    <!– This file is not intended to serve as a complete backup of your blog. –>
    (“Questo file non è previsto per servire di copia completa del tuo blog”)

    seguito da istruzioni per reimportare il file, ma in un altro blog WordPress. E se qualcuno volesse cambiare piattaforma? “Hic sunt leones”.

    Lo slogan del Digital Divide Network, a quanto ricordo, era “Permettere a chiunque di “harness” (lett. imbrigliare -> sfruttare?) il potere dell’XML” (o forse “dei flussi RSS”, che ne sono un caso particolare). Ma invece di un cavallo di corsa, mi sa che certe piattaforme ci rifilano un vecchio ciuccio zoppo.

    (1) un’altra esperienza che abbiamo in comune, Roberta 🙂

  5. Sì Roberta, mi è successa la stessa cosa. Dopo un paio di corsi MOOC molte cose che prima non avrei neanche immaginato, mi sono sembrate improvvisamente possibili. E ora mi pare insopportabile entrare in un’aula a snocciolare svariate ore di chiacchiere a prescindere da tutto a tutti. In effetti qualche problemuccio di integrazione nel “sistema” ce l’ho. Triste: quella che ti sembra una crescita si risolve nella tua emarginazione.

  6. Ciao Andreas, ricordavo bene la tua opinione sulla obsoleta visione dell’apprendimento a senso unico e infatti scherzavo sul fatto dei “compiti”. Tant’è vero che ho scritto questo post, che ovviamente va al di là del “seguire o meno la lezione con profitto” non essendo parte diretta in causa, come uno di quegli esercizi per comprendere meglio di cosa si sta parlando nel tentativo di spiegarlo a un immaginario interlocutore. La cosa curiosa è che, sbirciando negli accessi al blog con l’elenco delle chiavi di ricerca, qualcuno è venuto davvero a cercare informazioni sull’errore nella transumanza da WP a blogspot.
    Tuttavia vedersi assegnare un obiettivo è maledettamente rassicurante 🙂 L’importante è rendersi conto che non è più e non dovrebbe più essere il cardine fondamentale del rapporto tra chi insegna e chi impara, questo accade quando si supera lo spaesamento iniziale e si realizza che le cose possono funzionare in un modo diverso, che siamo noi a creare. Almeno questo è ciò che ho appreso dall’esperienza della blogoclasse precedente. E ti dirò che ora gli ambienti tradizionali (mi riferisco alla mia triennale ancora in corso d’opera) mi stanno parecchio stretti e mi sento in conflitto con quella vecchia gestione del sapere “mainstream”. Sono esperienze che non ti scivolano addosso, ma ti cambiano nel profondo. Quest’anno ho provato a seguire il mega corso MOOC Change 11 di Downes (mi ci sono un po’ persa, troppo esteso nel tempo e troppi facilitatori, ognuno con un argomento diverso ogni settimana – ma questo è un problema mio) e ho almeno avuto l’opportunità di constatare le “radici” della blogoclasse. Ho seguito anche uno dei corsi open di Stanford, che invece ha una impostazione molto tradizionale, solo per osservarne la struttura (questo era molto interessante, ma mi mancano basi serie di tipo matematico seppure abbia imparato qualcosina in più sugli algoritmi). Non credo mi ci sarei buttata ( avrei avuto l’ardire di) prima della blogoclasse.

  7. Grazie Andreas, ho traslocato le Notecellulari con l’aiuto di una brava e giovane amica 🙂 era il blog più grosso.
    Siccome sono una blogghettara impenitente avevo altri 3 blog su splinder… e quindi l’unica fortuna è che hanno un contenuto molto più ridotto.

  8. Tu è bene che che continui nel dialogo, per il bene tuo, forse, ma sicuramente per il bene di tutti noialtri. Cerca di traslocare da splinder nel più indolore dei modi e lascia perdere i codici … 🙂

  9. @Andreas verissimo; alcuni saperi come la matematica non sono trasmessi e non funzionano; concordo perfettamente quando scrivi “non montagne di regolette sparate a memoria ma maggior confidenza e flessibilità nella lettura e nella manipolazione dei simboli”. Addirittura c’è chi, pur essenfo giovane e studente, dice “io non sono portato e non lo sarò mai”; ho una figlia matematica ed insegnante alle prese con questi problemi. Infatti l’insegnamento della matematica si potrebbe coltivar meglio fin dalla scuola materna perché i bambini sono affascinati dai numeri (e lo vedo con la nipotina), mentre spesso a scuola diventa una “penitenza” in cui il compito, l’imparare a memoria, il mettere troppo formalismo e poco gioco finisce per spegnere o far detestare una scienza (ma è giusto definirla solo scienza?) così importante.
    Un discorso ulteriore e diverso, ma comunque affine, mi porterebbe a rilevare che a scuola non si insegna nemmeno qualche rudimento di Economia. E la conseguenza è che, in molti, siamo appesi a queste manovre (e quasi impiccati come Pinocchio) con i nostri risparmi o/e debiti in bocca e non sappiamo fare altro che soffocare o sputare.
    Ma chiudo la parentesi.
    Caro Andreas tutti dovremmo avere diritto a uno spazio personale da riservare all’apprendimento permanente. E a me piace apprendere e lo considero un diritto.
    Quando posso lo faccio ed esercito il mio diritto.
    A volte mi stanco e dico “ma quante piattaforme devo imparare?” ma capisco che se imparassi un po’ di rudimenti mi semplificherei la vita. Tuttavia sono più spinta verso il dialogo che non verso la sua forma. E questo mi mette fretta 🙂
    Nel frattempo osservo che la strada dell’apprendimento dei codici non mi semplifica la vita, ma potrebbe anche farlo.
    Il problema forse sono io.
    🙂

  10. Roberta
    Utile questa raccolta di esperienze. Grazie.

    A proposito dei compiti. Quando li ho reintrodotti, quest’anno, ho esplicitamente scritto che lo facevo con il mal di pancia. Sai perché li ho ritirati fuori? Perché a me sta a cuore tutta la (blogo)classe, non solo gli studenti che entrano subito in sintonia con il mio prediletto approccio caotico. E siccome non voglio commettere il solito errore di lavorare soprattutto o solo con e per quelli che ti funzionano meglio – un tempo si diceva i più “bravi”, io direi i più fortunati – allora ho offerto anche qualcosa di cui altri sentono il bisogno.

    In realtà, chi mi conosce un po’, sa benissimo che a me dei compiti non me ne importa nulla e che io li considererò assai poco, perché la mia attenzione è concentrata sugli spunti spontanei di tutti gli studenti. I compiti mi dovrebbero servire per catalizzare l’attività di quelli che senza una pur minima parvenza di dispositivo scolastico, si sentono spersi. Il mio disegno è di proporre ogni tanto un compito e poi vedere se dopo questo partono anche i più timidi.

    Il valore che io assegno al compito scolastico e al voto è esattamente ZERO. Tuttavia, per fare qualcosa di concreto, bisogna calarsi nella realtà e questo richiede che ci si sporchi le mani.

    Mariaserena
    Come tu ben sai, “usare al meglio ” è una cosa che non esiste. Esiste invece la possibilità di familiarizzare e di non demonizzare. Ai nostri giovani, e un po’ meno giovani, è oggi necessario dare un mano per acquisire confidenza con i linguaggi che oggi fanno funzionare il mondo. Nel caso dei codici di natura informatica, la questione non è di diventare programmatori, bensì di essere flessibili nell’assorbire una manciata di costrutti che sono utili per comunicare ed essere più costruttori anziché meri cliccatori, essere più autonomi, che significa essere liberi. Nella diffidenza che tanti, troppi, hanno per i codici in generale, c’è una bella responsabilità di un insegnamento della matematica che non funziona. È proprio in questo che dovrebbero dare i corsi di matematica alle scuole: non montagne di regolette sparate a memoria ma maggior confidenza e flessibilità nella lettura e nella manipolazione dei simboli.

  11. Complimenti per la chiarezza delle tue spiegazioni.
    In questo periodo i migranti digitali, me compresa, sono alle prese con l’esodo da splinder. Una perdita di tempo davvero noiosa.
    E’ vero che ci si dovrebbe affrancare dall’ “ignoranza” dei linguaggi, dei codici e delle diavolerie del web ed imparare ad usarle al meglio; tuttavia non si può essere specialisti in tutto, e per molte persone che si esprimono volentieri in rete, hanno cose da dire e da leggere ma sono utenti non programmatori questa situazione è spiacevole.
    Bellissimo il titolo cittafinidigitali, fa venire idee.
    Ieri, prima di leggerti, avevo provato a importare un blog splinder su blogspot, ma non ha funzionato grrr! Appena posso riproverò, con il supporto del tuo post
    🙂

    • Ciao Mariaserena, in questo periodo ho letto ovunque di gente disperata per la chiusura di Splinder. Mi sarebbe piaciuto includere due righe anche su quel tipo di travasamento, ho avuto un blog su splinder ma non ricordo più l’email su cui poggiava e comunque non c’era niente che valesse la pena di essere salvato. Non sono mai stata molto costante nel tenere un blog 🙂

      • Ciao Roberta, tra i tanti che hanno aperto il loro blog su Splinder ci sono persone, come me, che non avevano mai avuto a che fare con il web se non per cercare qualche notizia.
        Splinder non era solo una piattaforma su cui pubblicare. Dava la possibilità di creare una specie di comunità che qualcuno ha apprezzato.
        Io stessa ho conosciuto persone con cui era interessante dialogare.
        Poi poi iniziata l’era fB e tutto quanto ne è seguito e le cose sono un po’ cambiate. Così, a occhio e croce, direi che il tipo di comunità in rete che si era formato su splinder non si forma su altre piattaforme.
        In questa direzione, anche se con finalità e modi “pilotati” e con un processo diverso va,anche se con tutte le differenze del caso, la blogoclasse di Andreas Formiconi. Ma ripeto : molto molto diversa e con una finalità sperimentale complessa.
        Tutto questo per dire che gli splinderiani hanno spesso imparato il bloggare e quindi anche due righe (ma proprio due) di informatica grazie a quella piattaforma che risultava piuttosto flessibile ed amichevole.
        Ricominciare può essere divertente (e per me lo è, tanto è vero che avevo aperto su Blogspot prima che Splinder chiudesse).
        Ma un conto è ricominciare per scelta, altro conto è leggere sulla Home della tua piattaforma “chiude entro il 12 gennaio” e poi vedersi proporre modalità di emigrazione che non funzionano. Conosco dei blogger ultraottantenni, simpaticissimi; penso che ci saranno rimasti particolarmente male… non ho ancora osoto contattarli per chiedere, ma lo farò.
        Da qui il disappunto di molti (non so se qualcuno si sia davvero disperato, su web si fa presto a enfatizzare i toni, ma è possibile…)
        Per concludere, non si perdono solo i post, ma tutto il dialogo sviluppato per anni e per questo ci si è impegnati a … salvare il salvabile. Una mia amica ha pure creato una mini-guida ed ha aiutato decine di amici; la comunità funzionava. E disperderla è un vero peccato.
        Metto qui il link della mini-guida di Viviana, la mia giovane amica traghettatrice di blog; un bellissimo esempio di quello che le amicizie nate su rete possono diventare. http://cazzeggiolibero.wordpress.com/info/

      • @Mariaserena: Splinder era una delle comunità di blogger più vasta in Italia. Probabilmente all’atto della ricerca di uno spazio gratuito era tra i primi risultati e molti ci arrivavano così, per caso. Poi ci sono dei sistemi per creare una community di blogger e rimanere all’interno dello stesso dominio, per così dire. Anche su iobloggo c’era qualcosa di simile, una comunità molto attiva, sia andava subito a vedere cosa avevano scritto gli altri e a commentare, si generava molto traffico “interno”, a vantaggio umano, personale, di tutti. Anche se Paolo Ferri li chiama “legami deboli” 🙂 non è vero che siano poi così insignificanti e questo lo sappiamo bene. Sono d’accordo che si può decidere di trasferirsi altrove per motivi propri e molto diverso dev’essere sentirsi “buttati fuori” da uno spazio che ormai si considera come casa propria, come un’estensione di se stessi: ho letto parecchi messaggi allarmati e arrabbiati, e giustamente. Se poi a Splinder non si sono preoccupati molto di fornire delle indicazioni valide per il trasferimento, dopo che tanti blogger ci hanno pubblicato contenuti e “lavorato” attivamente per far crescere la comunità, non mi pare un gran segno di ringraziamento nei loro confronti ma dopotutto si tratta sempre di un esercizio commerciale. Tutto quello che c’è sui quei server andrà perso, a meno che non ne esistano dei mirror, ma non credo (chi avrebbe avuto l’interesse?). Ho aggiornato il post con l’indirizzo della tua amica, nel caso capiti qualcuno che ne ha bisogno, una fonte in più non fa male, grazie.

        @Claude: A volte si ritiene, a torto, che tutto ciò che si pubblica rimanga disponibile per sempre. L’unico modo sicuro per avere la piena padronanza dei propri contenuti sarebbe avere un proprio server, alla fine. Iobloggo mi piaceva e mi trovavo bene, anche perché era stato creato da alcuni giovanissimi sviluppatori, mi piaceva l’idea.
        La stranezza e il controsenso di apportare delle modifiche all’xml (per “tenersi” i clienti, suppongo) è che non si rispetti uno standard che vuole xml concepito per la massima portabilità indipendentemente dalle piattaforme.

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