Piccioni droni viventi

Il comune piccione (Columba livia domestica) è un animale talmente diffuso da rendersi quasi invisibile ai nostri occhi di cittadini in mille faccende affaccendati. Eppure il suo attenersi a un basso profilo per non attirare troppo l’attenzione sospetto che faccia parte di una raffinata strategia di sopravvivenza.

Ho avuto modo di osservarne un paio da molto vicino e di constatarne la tempra e l’intelligenza. Non sono mai stata capace di girare il capo dall’altra parte davanti a un animale in evidente difficoltà e ne ho portato a casa uno, Girolamo, che aveva un’ala rotta dopo uno scontro con dei suoi simili per ragioni ignote, e un pulcino, Bambi, che sarebbe sicuramente diventata la colazione di un gattone nero.

Bambi aveva ancora il becco tenero e le piume gialle che poi avrebbe perduto in favore di un sontuoso piumaggio iridescente.  I suoi primi tentativi di volo sono andati via via perfezionandone la resistenza e la capacità di cambiare direzione in poco spazio nonostante l’apertura alare importante e mantenendo sempre un equilibrio impeccabile.

Bambi e Girolamo mi sono tornati alla mente quando ho letto questo articolo nel quale si afferma che l’agilità dell’umile piccione potrebbe essere presa come modello per una flotta di droni per uso militare capaci di muoversi agevolmente in spazi chiusi.

La loro abilità nel controllare la traiettoria, dote che li rende versatili quanto un elicottero, li ha resi oggetto di uno studio condotto ad Harvard nel quale tre piccioni sono stati lasciati liberi di muoversi in un corridoio con un angolo netto di 90°. Sul corpo di ogni volatile sono stati applicati 16 sensori mentre sono state approntate nove videocamere ad alta velocità sincronizzate lungo il corridoio per tracciare in sequenza la posizione degli uccelli durante il volo.

L’esperimento ha confermato che i piccioni volando producono forze in una direzione sorprendentemente coerente rispetto al corpo, il che significa che quando il piccione vuole modificare la rotta deve rotolare e ruotare su se stesso.

Non è chiaro se lo stesso principio si applichi solo ai piccioni o a tutti gli esseri volanti, ma pare che le informazioni dedotte dallo studio possano essere impiegate nella progettazione di droni di sorveglianza per il volo all’interno di edifici. Utilizzando piccioni come modello, invece di elicotteri, potrebbe essere un modo per evitare i problemi derivanti dalle complesse forze giroscopiche con le quali i veri elicotteri si debbono normalmente confrontare.

via | newscientist.com

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